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Egon Schiele

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xxhaaveilla:

“Lo so che adesso ti sembrerà impossibile. Ma un giorno, e per “giorno” intendo un tempo indefinitivamente vicino, ti basterà una parola, o una frase, e riguarderai indietro a ciò che ne è stato di te e della tua adolescenza. I ricordi si affolleranno nella tua mente per scorrere ad uno ad uno, come quando riguardi un cumulo di vecchie fotografie. E non un album fotografico. Dico davvero, perché succederà come quando apri una scatola di vecchie foto e alcune ti cadono addosso, altre strabordano dai lati della scatola troppo stretta. E tu li rivedrai con accuratezza, lieve nostalgia, saltandone alcuni, soffermandoti su altri. E rivedrai, e ricorderai. Di tutte quelle volte che ti sei dovuta rialzare da sola, di tutte quelle volte che hai dovuto coprire le tue cicatrici interne, e ricacciare indietro le lacrime che ti si erano accumulate in gola, dietro gli occhi, dappertutto. Di tutte quelle volte in cui ti sei sentita crollare, ma poi non sei più caduta, sostenendoti con le tue piccole braccia. Quanto eri fragile vero?Ti vedi? Mentre piangevi per un’amica persa, per il tuo ragazzo che, stronzo com’era, ti ha tradito con un’altra. Come se fossi nulla, come se fossi polvere. Invece no. Te ne sei resa conto adesso? Intendo, di quanto vali. Lo vedi tuo marito lì seduto accanto a te? Chissà se la conservi ancora la felpa che ti regalò al vostro primo appuntamento. Di certo conservi ancora il suo primo abbraccio incastrato tra le costole. E tua mamma? Ma te la ricordi tua mamma quante cose ti ha proibito con sguardo contraddittorio? E tu quante volte hai desiderato fuggire di casa? Mollare tutto. Scuola, amici. Adesso tua mamma è una signora da abbracciare, a cui tenere compagnia, da amare con tutto il cuore. Da ringraziare per tutte quelle volte in cui ti ha protetto, mentre tu eri inconsapevole dell’amore che ti stava dando. Adesso non puoi più mollare tutto. Hai un lavoro, e a dire la verità, neanche hai voglia di lasciarlo. Ti fa sentire utile.Aspetta, stanno suonando il campanello. Devi mollare un attimo i ricordi, vai ad aprire. Oh, ma è lei. La tua migliore amica. Lei, che è rimasta nonostante tutto. La abbracci come nei vecchi tempi, e la fai accomodare nel soggiorno, invece che nella stanzetta.Voglio dire, ma tu te la ricordi la tua vecchia stanzetta? A tratti sì, a tratti no. Tutte quelle fotografie che avevi incollato sul muro, quelle scritte sopra il letto che leggevi ad una ad una prima di andare a dormire. Volevi dire tante cose al mondo, tu. Piccola com’eri. Volevi dire tante cose anche a te stessa.Tu, ma proprio tu, che avevi paura di non riuscire ad andare avanti. Che c’erano momenti della tua vita in cui pensavi di lasciare tutto. Adesso guarda, fuori dalla finestra. Non ci pensi, a quanti tramonti hai vissuto? Come sono stati? E il bacio con il tuo vero amore.Perdonami. Ma davvero volevi rinunciare a quelle corse per non perdere il pullman, ai lunghi discorsi con le amiche, a tutto quel tempo passato davanti allo specchio a non accettare niente di te stessa, e poi ti bastava un “sei bellissima” da una persona a cui tenevi, per stare bene. O quando un complimento non arrivava mai. E davvero volevi rinunciare all’emozione che hai provato quando hai trovato il tuo vero amore? Che hai pensato “È lui che cercavo. Nessuno mi potrà far del male ora che c’è lui.”Sai che ti dico? Che forse a volte ti mancheranno anche, quelle interrogazioni, mentre mostri la tua pagella ai nipotini. Quelle chiacchierate prima di una verifica decisiva. A tutto ciò che dicevi contro i tuoi professori.Adesso, qualcuno ti sta abbracciando da dietro. Ti giri ridendo. È tuo marito che è appena tornato dal lavoro, e ti saluta con un bacio in fronte. Lo sa lui, che ti sono sempre piaciuti, i baci sulla fronte. Ti fermi un attimo.Tu volevi dire tante cose al mondo, adesso ne vorresti dire solo una. Vorresti parlare alla te del passato, dirle di rimanere forte, che tutto passerà. Ma non puoi.Così vai nella cameretta di tua figlia, prendi un piccolo foglietto, mezzo strappato mezzo intatto e prendi una penna dal suo portapenne strapieno. E con la tua grafia disordinata, le scrivi: “Vivi ogni attimo. Respira, perché a volte ti manca l’aria in questa vita di strepiti e confusione. Ascolta. Perché spesso in questo mondo si sente, ma non si ascolta mai. Parla, devi dire ciò che senti e ciò che provi. Esadisci i tuoi desideri, perché arriveranno momenti in cui non li desidererai più. Gioisci per le cose che ti piacciono. Devi fare ciò che ami, non ciò che gli altri vogliano che tu faccia. E devi essere come tu vuoi essere, non come ti vogliono gli altri. Sei viva.E allora vivi. Che ci saranno momenti che non torneranno più.”

Gliocchituoiparlano (via gliocchituoiparlano)

Sto piangendo.

(via laragazzadellaportaaccanto)

“Devi fare ciò che ami, non ciò che gli altri vogliano che tu faccia. E devi essere come tu vuoi essere, non come ti vogliono gli altri.”

(via mihaiguardatapercaso)

Io giuro che sto piangendo. È la cosa più bella che abbia mai letto.

(via amorimpossibili)

Sto piangendo, complimenti a chi l’ha scritto.
Mi sono immedesimata, mi sono vista li’ fra quelle parole e righe. È meraviglioso.

(via laricamatricedisogni)

Vi giuro che sto piangendo, è una meraviglia!!

(via alotoflovesworld)

Non c’è cosa più bella.

(via nessunosiaccorgedelmiodolore)

“ci saranno momenti che non torneranno piú.”

(via imnotstrongenought)

Magnifico

(via eadessovivosoloperte)

È la storia più bella, basta.

(via stomorendoaiuto)

Aiuto, è perfetta.

(via ituoiocchiverdiovunque)

La bellezza.

(via iunmistodiaciditaedolcezzame)

MERAVIGLIOSA.

(via alkapipat)

È la cosa più bella che io abbia mai letto. Sto piangendo come ‘na cretina…

(via quellaragazzatroppotimida)

Dio mio

(via cosa-ce-di-semplice)

mio Dio, mi hai fatta piangere…è una delle cose più belle che abbia letto.

(via theartist95 )

Sto piangendo; la cosa più bella che abbia mai letto, davvero.

(via
fortecomeunatempesta
)

Non riesco a smettere di piangere, è bellissima.
Giuro. Senza parole…

(via
semprefuoriposto
)

Meravigliata. È una cosa magnifica. Vorrei poter lodare questo testo

(via
newlife-bigdreamer
)

(via xxhaaveilla)

conlaltamareaneglisguardi:

Cosa racconti al tuo riflesso nella pozzanghera, aspettando l’autobus, una mattina dove magari sei uscito troppo presto di casa perché sbrigandoti, come sempre, hai finito per sbrigarti troppo? É tutto esageratamente finto, la signorina accanto con un ombrellino rosa e nero, il signore con la pipa, il ragazzo che schiaccia una sigaretta. Tutti a guardare dritto, a preoccuparsi che la fermata sia giusta, come se generalmente nella vita le cose cambiassero di colpo, come se temessero una rivoluzione. Tutti a guardarsi intorno, a non fidarsi di nessuno, a evitarsi, ad abbassare gli occhi. Io compresa. La verità é che peró preferiremmo tutti parlare con uno sconosciuto che parlare a noi stessi, perchè siamo noi i veri estranei, non loro. Potrei parlare all’uomo che legge un giornale mangiando un cornetto, ma cosa gli direi? “Ha davvero delle belle mani e un bel modo di alzare le sopracciglia mentre legge le notizie in prima pagina, quanto zucchero ci vuole nel caffè per raddolcire quello sguardo serio? Sa, mi piacerebbe parlarle, mi piacerebbe mi stesse un po’ a sentire. Mi scusi se mentre le parlo mi tocco i capelli, é un vizio che ho e non noti le mie dita, la prego, la frustrazione si è riversata sui polpastrelli, sulle unghie, le pellicine, é un’abitudine ormai. Frustrazione per cosa? Ah non saprei, i medici direbbero che dormo troppo o troppo poco, mio papà che sto troppo tempo sui libri, io propongo l’opzione che la vita che vivo la prendo a volte troppo sul serio, a volte troppo alla leggera e in entrambi i casi finisco per frustrarmi. Sa, quando ero piccola mi sarebbe piaciuto sposare un fioraio per ricevere fiori tutti i giorni, non le rose, dico mazzi di fiori colorati, anche di plastica, bastava fossero colorati. Mi piacciono i colori, mi sono sempre piaciuti, a volte entro nelle cartolerie e resto qualche mezzora a fissare le diverse tinture o le tempere colorate o gli acrilici. Ci ha mai provato? Beh é divertente, fa bene, un po’ come mangiare cioccolato. Dovrebbe provare, dico sul serio. È il punto 37 della lista delle mie cose felici. Non ha nemmeno questa? Che errore.
Mi ha chiesto qual’è il punto 25? Ma certo, nella lista è “le stazioni la mattina presto”. Ha presente quel terremoto di passi, l’odore di cornetti, le cartine della città che spuntano dalle tasche, quel rimescolio di storie tutte diverse che potrebbero scontrarsi, chiedersi scusa e non rivedersi mai più? Ecco, due rette incidenti, che a mio parere hanno una vita ben peggiore delle rette parallele. Le parallele lo sanno, non si incontreranno mai, potranno vedersi, specchiarsi, avvicinarsi sempre di più, ma senza mai arrivare a sfiorarsi neppure. Ma l’esistenza di due incidenti, che si incontrano in un unico punto, ebbrezza del piacere, felicità assoluta, loro conosceranno e si ricorderanno per sempre quel momento, unico in cui si terranno le mani, per poi allontanarsi sempre di più, andare in punti opposti, non rivedersi mai più, perdersi definitamente. E non c’é cosa peggiore di ricordare un momento e sapere che non accadrà mai più nulla di simile, che ogni passo che farai ti porterà sempre più lontano. Ma non rattristiamoci, dicevamo, le stazioni. E la bellezza, i salti dei bambini piccoli, la gioia della partenza, l’amara tristezza del ritorno, quel treno perso, quei due amanti che si salutano con il cuore screpolato, gli abbracci a un padre che deve partire, i saluti dal finestrino, i “torna presto”. Ha presente? É meraviglioso.
Scusi l’invadenza, ma lei come cammina? No, sa, perchè io non sopporto le persone che camminano lentamente. Non so andare lenta. Quando cammino sembra che scappi da qualcosa, una volta mi hanno detto “tu scappi dal passato, dalle tue orme. Tu cerchi di seminare la tua ombra.” Ed è probabile. Eppure mi piace camminare, da impazzire, faccio lunghissime passeggiate e non mi fermo mai.
Un’altra cosa che mi piace fare, o meglio, mi sarebbe piaciuto fare era l’equilibrista. Mi immaginavo in un costumino rosso con le paillettes sopra un pubblico con il batticuore, timoroso di ogni mio passo e io sopra quel filo, in bilico sulle punte, indecisa se tornano indietro o avanzare. Paura dice? Ma no, di cosa? Alla fine siam tutti degli equilibristi, siam tutti nella perenne ricerca di un baricentro all’interno di questa scatoletta in costante movimento, sempre in divenire. E appena troviamo il nostro equilibrio, il nostro punto d’appoggio, esso potrebbe scomparire da un momento all’altro e noi scivoleremmo, perderemmo la presa, il pubblico sgranerebbe gli occhi, ma nessuno si alzerebbe per salvarti. Tu resteresti aggrappato al filo e faticosamente ti rimetteresti in piedi. Siamo tutti degli equilibristi, ci pensi.
Cosa? No grazie, non voglio nulla da mangiare. A pranzo mi piace mangiare leggero, frutta o verdura, non ho questa gran passione per lo stomaco pieno e pesante. Oh no, non si preoccupi, nessuna questione alimentare, la prego, lasciamo perdere. Posso davvero continuare a disturbarla parlandole di me? Lei é proprio gentile. Sa che sono ipocondriaca? Forse é perché mi ammalo davvero troppo spesso, ho un sistema immunitario fragile come una foglia autunnale e a ogni folata di vento mi viene il mal di gola. Terribile, sì. Ma pazienza. In questi ultimi giorni poi mi sembra a volte di entrare in una bolla e non riuscire a respirare, come se i polmoni fossero più piccoli e nella testa inizia un ronzio davvero fastidioso, un fischio impercettibile. Non credo siano attacchi di panico, non ho idea di cosa potrebbe essere, inizio a respirare lentamente e a contare, quello aiuto, rilassa, i polmoni sembrano giganteschi a quel punto. Il momento più bello della giornata? Quando mi infilo sotto al letto con i piedi gelidi e la coperta é così morbida, i peluches così caldi. Si, ha ragione a fare quella faccia, una diciassettenne non dovrebbe dormire ancora con uno zoo di peluches ai piedi del letto. La musica che ascolto? No, domanda scontata, le dico piuttosto la musica che mi piace ascoltare. Di certo le tazzine che sbattono nei bar la mattina, il brusio di un aereo quando parte, la risata della mia migliore amica, il mio papá che mi legge una storia, mia madre che suona al pianoforte sempre la stessa canzone di Beethoven, il rumore della caffettiera, delle onde contro lo scoglio, della pioggia sulla finestra quando è sera, dei motorini che passano di notte, dei tacchi di una donna sul pavimento, degli occhiolini. Oh sì, gli occhiolini fanno rumore, soprattutto se li fa il ragazzo che ti piace. Assomiglia a uno sparo, a una stilettata, bum, lui ti fa l’occhiolino, bum, il cuore perde un colpo. Mi chiedo perchè ci abbiano fatto impermeabili, se alla fine ogni parola, ogni sorriso, ogni gesto, ogni lieve tocco sia in grado di perforarci e ridurci in polvere. Mi chiedo perché continuino a dire che l’uomo é impermeabile, quando lo vedi e basta una foto, basta una riga di un libro, una vecchia canzone per spezzarlo in due, per piegargli le costole. Che strane definizioni, lei non trova? Mi perdoni, le ho parlato e raccontato fin troppo, ora mi parli lei e non prenda l’autobus, per un giorno finga di vivere la vita di qualcun altro, andiamo alle giostre e facciamo il giro della morte, lei non ha idea di che scarica di adrenalina si riesca a provare.”